L’estate del 2013 è ormai dietro di noi, ed è giunto anche il momento di tirare un po’ le somme di una stagione veramente particolare e bellissima: la prima passata insieme alla nostra barchetta Mafalda.


Con lei abbiamo fatto un sacco di esperienze nuove che penso abbiano modificato il nostro modo di pensare e stile di vita per sempre.

Sembra passata già una vita, ma era soltanto il giugno scorso quando siamo partiti per la Spagna per portarcela definitivamente a casa, la nostra “barchetta”… Eravamo consci di iniziare qualcosa di completamente nuovo imparando ad andare a vela, ma le sorprese e le scoperte a cui siamo andati incontro durante questi ultimi mesi sono state molte, ma molte di più..

Vale la pena raccontarvi tutto cominciando dall’inizio.

Come ci è saltato in mente di comprare una barca.

Tutto è cominciato in maniera apparentemente casuale nell’estate di circa 4 anni fa, quando Filippo un giorno saltò fuori con questa frase: ho deciso di prendere la patente nautica. E io: ehhhh??? mi sono messa a ridere, ovvio. Prima di tale istante non avevo mai avuto nessun sentore che mio marito avesse tali velleità.. entrambi amiamo molto il mare, d’accordo, ma da qui a prendere la patente nautica ce ne passa.

Il nostro gatto, anche lui studiava per la patente nautica!

Il nostro gatto, anche lui studiava per la patente nautica!

Bene, sta di fatto che mentre io me la ridevo, lui la patente nautica la prese veramente, circa un anno dopo. Dopodichè, se escludiamo qualche uscita in barca con amici, non abbiamo mai navigato proprio da nessuna parte, sembrava una cosa troppo complicata da gestire per due assoluti sedentari come noi, e purtroppo destinata a morire (con mio grande rammarico).

L’anno scorso però, facendo qualche ricerca su internet (evidentemente l’idea di usarla questa patente non era poi morta del tutto), abbiamo scoperto l’esistenza di un’imbarcazione di fabbricazione americana, la MacGregor26M, un natante carrellabile di 7 metri e mezzo a vela/motore adatto per il cosiddetto “camperismo nautico” e, soprattutto… per i principianti! Abbiamo deciso che la cosa faceva per noi.

Alla ricerca della MacGregor.

Dato che non siamo nè ricchi nè abbiamo soldi da sbattere via, il passo successivo è stato quello di farci un po’ di conti in tasca per vedere se potevamo permettercela, e senza fare debiti. Questo tipo di imbarcazione non è molto diffusa in Italia, perciò l’unico contatto che troviamo è quello del rivenditore ufficiale italiano, l’abbiamo chiamato e ci siamo accordati per incontrarci nell’ottobre dell’anno scorso al Salone Nautico di Genova.

Al Salone Anutico di Genova, ottobre 2012

Al Salone Nautico di Genova, ottobre 2012

Vediamo la barca dal vivo per la prima volta, e ci è piaciuta subito molto, ci sembra proprio adatta a noi. Il problema però era che da nuova costava veramente una cifra improponibile ed in Italia di usato non se ne trovava. Noi però ormai eravamo determinati ad andare avanti e trovare un’altra soluzione: avevamo intuito che con una piccola barca a vela avremmo forse potuto cambiare il nostro stile di vita, così sedentario al di fuori di quei 2 o 3 viaggi che facciamo durante l’anno. Vogliamo un cambiamento nel nostro stile di vita, e decidiamo che debba passare da qua.

Continuiamo a cercare su internet e dopo poco troviamo una MacGregor26 usata di soli 4 anni in vendita a Valencia, in Spagna, ad un prezzo ragionevole. Era il novembre dell’anno scorso, e ci siamo lanciati nella fase di contatti e contrattazione con il rivenditore spagnolo Dicodi di Valencia.

valencia_mafalda

Valencia, gennaio 2013: il rivenditore ci illustra le caratteristiche del natante.

Si vola a Valencia.

A gennaio 2013 (dopo aver dovuto rimandare già una volta il viaggio perchè Filippo era malato) finalmente riusciamo ad andare a Valencia per incontrare i venditori, e vedere di persona la barca.. Ironia della sorte, anche stavolta Filippo si ammala.. (credetemi, non era mai stato malato così spesso in vita sua!). Si accorge di non stare bene che siamo già arrivati in Spagna!! incredibile, tutto sembra continuare a remarci contro. Il giorno dopo, anche con la febbre a 39°, s’imbottisce di tachipirina e decide di andare ugualmente all’appuntamento.

Non so se sia stato il febbrone a farci prendere questa decisione un po’ pazza.. sta di fatto che quando siamo rientrati da Valencia due giorni dopo avevamo in tasca il contratto di acquisto firmato. (A proposito, Valencia è bellissima anche a gennaio, c’erano 25 gradi!)

La maledetta burocrazia italiana.

Una volta arrivati a casa, non era mica finita lì: c’era da mettere in moto tutta la macchina burocratica per:

  • trasferimento di proprietà del natante
  • conseguimento di un patentino speciale per condurre questo tipo di rimorchio
  • immatricolazione in Italia del rimorchio – necessario per carrellare la barca – acquistato in Spagna assieme al natante stesso
  • varie ed eventuali

Inutile dire che son stati mesi di tribolazione: si sa che nel nostro paese in quanto a burocrazia non ci batte nessuno, figuriamoci con un bene acquistato all’estero. Una tragedia, pensavamo di non saltarci fuori. Il problema principale è sorto con la Motorizzazione Civile della mia città che non ne voleva sapere di immatricolarci il rimorchio, per tutta una serie di cavilli burocratici allucinanti. Abbiamo dovuto ricorrere alla Motorizzazione di Reggio Emilia, e ad una diversa agenzia di pratiche automobilistiche, per riuscire a fare in pochi giorni quello che a Modena non erano riusciti in 2 mesi…. NO COMMENT!!

Siamo all’inizio del mese di giugno quando finalmente abbiamo tutte le dannate carte in ordine, la targa del rimorchio e la nuova patente di Filippo erano arrivate, comunichiamo la felice notizia ai signori Diaz di Dicodi, i quali erano anche loro in trepidante attesa (e desiderosi probabilmente di dare finalmente via questa benedetta barca!!) e quasi non riuscivano a credere a tutte le peripezie che avevamo dovuto attraversare nel corso dei mesi.

La barca Mafalda carrellata dalla nostra autovettura.

La barca Mafalda carrellata dalla nostra autovettura.

Dobbiamo trasportare il natante personalmente dalla Spagna all’Italia e per fare questo dobbiamo raggiungere Valencia con la nostra autovettura. Stiliamo quindi un breve itinerario di luoghi interessanti da vedere lungo il tragitto, in modo da farla diventare anche una breve ma intensa vacanza: Annecy, Aigues Mortes e Carcassonne, e poi una volta in Spagna, ci fermiamo per una velocissima 24 ore a Barcellona.. Finchè lunedi mattina 17 giugno siamo pronti per ritirare il nostro “oggetto del desiderio” a Valencia.. quasi non ci possiamo credere, inizia… anzi, continua la nostra avventura. 🙂

Quindi la prima fantastica scoperta di quest’estate 2013 è…

…i sogni si possono realizzare!

Vi sembra una cavolata? a me no. Secondo voi io l’estate scorsa, anno 2012, me lo sarei mai immaginata che da lì ad un anno avrei solcato i mari con un’imbarcazione tutta mia, mollato le cime ed issato le vele? solo al pensiero mi viene da ridere.. certo che no!

Non abbiamo più dubbi: con una notevole dose di determinazione, un giusto calcolo di pro e contro, e non da ultimo, anche una buona dose d’incoscienza, ci siamo resi conto che tutto è possibile, basta volerlo veramente.