Come forse si sarà già capito.. questo blog parla di viaggi ed alla sottoscritta piace viaggiare 🙂


Tra gli appassionati dell’argomento a volte nascono conversazioni, faccia a faccia oppure sui vari social network, per parlare di argomenti legati a questa nostra grande passione, ed uno dei più gettonati è proprio questo: perchè si viaggia? Le risposte possono essere innumerevoli, e sono tutte valide giacchè viaggiare è un’esperienza soggettiva. Ecco allora la mia motivazione personale: viaggio (principalmente) per fare l’esperienza dell’uscire dalla mia zona di comfort.

Che cos’è la zona di comfort?

É quella sfera di piccole e grandi abitudini in area di vita quotidiana, fatta di cose più o meno piacevoli ma che in ogni caso conosciamo bene, entro la quale ognuno di noi si muove senza difficoltà, e che non ci creano ansia. Un esempio? per andare al lavoro in auto, fare sempre la stessa strada, la conosciamo talmente bene che potremmo farla ad occhi chiusi, e questa è una piccola sicurezza quotidiana.

Scrutando nuovi orizzonti!

Mettersi alla prova.

Viaggiare per me significa soprattutto cercare di superare qualcuno dei miei limiti, già questo può considerarsi un sinonimo di “uscire dalla propria zona di comfort”, mettersi alla prova.

Il primo modo che il viaggiatore ha per sperimentare l’uscita dalla propria zona di comfort è quello di fare un viaggio indipendente, organizzato in maniera autonoma. In questo modo sarà necessario documentarsi bene, scegliere gli alloggi, l’itinerario, quali visite siano da non perdere e così via. Non lo farà qualcun altro al posto nostro, ce ne occuperemo in prima persona. All’interno di questo viaggio o itinerario scelto, si potranno poi identificare alcuni dettagli o situazioni che ci sollecitino ad abbandonare un po’ le nostre solite sicurezze per avventurarci nell’ignoto..

OK FERMI TUTTI. Non sto dicendo che è necessario provare esperienze estreme, parapendio, lancio col paracadute, dormire in tenda (ebbene sì, per me dormire in tenda potrebbe essere considerata un’esperienza “estrema”) :-), mangiare scarafaggi, che ne so, trekking nella foresta ecc ecc… tutt’altro. O meglio, si possono fare anche queste cose, ognuno lo deciderà per sè, ma si può partire anche da cose molto più semplici.

Facciamo un esempio: organizzare un viaggio in un paese in cui si parla una lingua di cui non si conosce nemmeno una parola. Questo potrebbe significare sperimentare l’uscire dalla zona di comfort costituita dalla propria lingua parlata correntemente, per cercare di comunicare con la gente di un luogo straniero. Io l’ho fatto più volte andando semplicemente in Francia, lingua di cui fino a poco tempo fa sapevo dire al massimo bonjour e bonsoir.

Perseguire degli obiettivi.

Ogni viaggiatore che voglia fare questo tipo di esperienza, dovrebbe avere ben chiaro a sè stesso quali siano i propri limiti ai quali ha intenzione di dare un bello scossone, senza però rischiare di entrare nella “zona di panico”, che si genera quando si fa, come si suol, dire, il passo più lungo della propria gamba.

cartelli di avvertimento di pericolo in lingua francese: sarebbe meglio sapere che cosa dicono!

cartelli di avvertimento di pericolo in lingua francese: sarebbe meglio capire che cosa dicono!

In parole povere, va bene andare in un paese di cui non si conosce la lingua, ma portatevi almeno un frasario, un dizionarietto e ancor meglio imparate qualche espressione locale e quali sono gli usi e costumi del posto, già prima di partire. E se proprio dovete fare trekking nella jungla del Borneo per raggiungere quello sperduto villaggio, non andateci senza una guida!

Allargare la propria “zona di comfort”.

A forza di andare in Francia, a un certo punto, mi sono detta: e se io lo imparassi il francese, invece di andare sempre un po’ a casaccio con il frasario in mano?

Così è stato. Ho deciso di uscire dal comfort delle mie serate invernali spaparanzata sul divano a guardare la tv, per frequentare un corso di lingua francese, il quale mi ha poi permesso di incominciare ad aprire bocca per cercare di comunicare un po’ meglio, ogni qual volta mi trovavo in un paese francofono.

Morale della favola: imparate le basi del francese, ero già focalizzata sul prossimo obiettivo. Se non avessi saputo un poco della lingua, infatti, non avrei mai avuto il coraggio di andare in Nuova Caledonia, viaggio sognato da sempre. In una terra così lontana, e poco abituata al turismo, sapere almeno le basi della lingua per me era fondamentale per iniziare a pensare di programmare un viaggio.

Diventare più forti.

Il bello di questo “gioco” poi sapete qual è?

É che una ciliegia tira l’altra: superata una paura, una sfida, ci si sente più forti, anche nella propria vita quotidiana.

Si percepisce la voglia di continuare a provare mettendosi alla prova su qualcos’altro, e soprattutto imparando anche dai propri errori e fallimenti, perchè quelli ci saranno sempre, l’importante è non cacciarsi in guai seri per incoscienza o negligenza.

La prossima sfida è già cominciata!

La prossima sfida è già cominciata!

La prossima sfida.

E la nostra prossima sfida? Mafalda e Felipe, il suo prode compagno, 🙂 ultimamente l’hanno fatta grossa.

Dopo pensamenti e ripensamenti, ricerche varie e lezioni di patente nautica, hanno accettato una bella sfida, ed hanno deciso di avventurarsi nel mondo della nautica. Il viaggio più recente, infatti, ci ha visti andare fino a Valencia, in Spagna, per prendere in consegna la nostra nuova barca, un piccolo natante a vela con il quale vorremmo inauguarare una nuova stagione di piccole (e grandi) sfide, sempre piano piano e facendo una cosa alla volta.

Ora la Mafalda (ebbene sì, si chiama così anche la barca) è ormeggiata in Liguria in un piccolo approdo ed i weekend e le prossime ferie d’agosto saranno dedicati a lei ed alla scoperta delle gioie e delle fatiche del diportista.. Felipe ai comandi e Mafalda a fare il mozzo!

Buon vento e buone nuove sfide a tutti… e ricordatevi che:

La vita inizia dove finisce la tua zona di comfort.