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Nelle mie previsioni di viaggio, oggi 29 aprile, avrei dovuto essere a Key West, Florida, dopo una settimana passata alle Bahamas. Poi il viaggio avrebbe dovuto continuare visitando le Everglades e la costa del golfo del Messico della Florida.

E invece, mi trovo in un letto di ospedale in attesa di affrontare un intervento chirurgico e sono a casa, in Italia.

Cos’é successo? Siamo partiti normalmente, secondo la nostra tabella di marcia, venerdi 18 aprile, con addosso però uno stress ed una stanchezza indicibili: l’affaticamento da lavoro, il troppo tempo passato dall’ultimo viaggio effettuato (ottobre dell’anno scorso), Natale e capodanno passati a casa sul divano senza fare nulla di particolare, e tante aspettative per un viaggio programmato in tutte le sue tappe fin dall’autunno scorso.

Siamo arrivati a Miami nel tardo pomeriggio dopo un lungo volo intercontinentale, e siamo andati a dormire all’Hilton Miami Airport, un bell’hotel per chi é in transito che avevamo giá utilizzato; arrivare lì, dopo un lungo volo, iniziando ad assaporare e ad “annusare” i tipici profumi dell’aria caraibica e sapendo che l’indomani un altro volo ti porterá alle Bahamas, beh.. É una cosa da provare, proprio una bella sensazione!

Il giorno seguente dopo un breve e turbolento volo, finalmente atterriamo all’aeroporto di Marsh Harbour, sull’isola di Abaco, e con un tempo infame! Ritiriamo l’auto a noleggio, facciamo il pieno di viveri al supermercato, in previsione dei due giorni festivi di Pasqua e Lunedi dell’angelo, e ci dirigiamo verso il sud dell’isola, a Casuarina Point.
Sotto ad un diluvio universale, troviamo la casa che avevamo affittato su Homeaway e finalmente siamo arrivati!
Ci diciamo subito, speriamo che il tempo migliori! essere accolti da una pioggia torrenziale non é il massimo. Le previsioni del tempo per i giorni successivi però sono buone. La sera, smessa la pioggia passeggiamo un po’ sulla spiaggia e ci godiamo le prime sensazioni di essere di nuovo in un luogo tropicale. É una sensazione veramente speciale, il clima dolce, i profumi che ci sono nell’aria, la sensazione di libertá al contatto con la natura. Sotto l’effetto delle maree le lingue di sabbia affiorano alla sera sulla lunga spiaggia di Casuarina e scattiamo le prime foto.

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La sera andiamo a dormire presto e ci svegliamo presto la domenica mattina, la stanchezza si fa ancora sentire e pure il fuso orario, ma decidiamo di non perderci la bella giornata iniziando ad “esplorare i dintorni”: é la nostra tipica attivitá del primo vero giorno di vacanza!
A dire il vero, io la mattina mi ero alzata con una strana sensazione, quella di essere nel posto sbagliato… ma appena usciti di casa poi mi é passata subito.
Dedichiamo perciò la giornata ai dintorni di Casuarina Point, andiamo a Cherokee Sound, una piccola comunitá con le tipiche casette colorate sul mare, il mare intorno é una tavola verdeazzurra, con tante lingue di sabbia che affiorano, proprio il classico paesaggio bahamense!
A Cherokee Sound si trova anche il pontile in legno più lungo delle Bahamas, 770 “piedi”… Fotografatissimo e scenografico. Intorno la pace più assoluta, il posto sembra a malapena abitato.

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Poi ci dirigiamo dalla parte opposta della penisola, cioé verso Little Harbour, e il famoso Pete’s Pub… É ora di pranzo, abbiamo fame ma é il giorno di Pasqua, speriamo che sia aperto e meno male.. Abbiamo pranzato divinamente, seduti a delle panche di legno coi piedi nella sabbia. L’arrivo in questa deliziosa baia é spettacolare: una piccola comunitá di residenti ed una insenatura naturale in cui vengono ad approdare barche a vela e piccoli yacht, tutti per godere per qualche ora della bellezza del luogo, mangiare o farsi una birra da Pete, visitare la straordinaria galleria d’arte.

Little Harbour é un posto magico ed é stato a partire da questo momento che, nonostante la stanchezza ancora da smaltire, abbiamo iniziato ad avere la sensazione fortissima di essere delle persone privilegiate e di trovarci in un luogo veramente speciale.

Lunedi 21 aprile, terzo giorno alle Bahamas. La giornata inizia benissimo, andiamo a ritirare la barca che abbiamo preso a noleggio per 4 giorni, sperando che non si tratti di un mezzo catorcio come quella di Exuma. Il Blue Wave boat rental si trova all’interno della bella Marina di Harbour View, i noleggiatori si rivelano professionali e la barca sembra perfetta. Si parte in direzione Elbow Cay! Facciamo tappa al caratteristico faro bianco e rosso, poi alla fantastica spiaggia di Tahiti Beach e al ristorante Sea Spray per il pranzo, tutte le volte ormeggiando facilmente da soli e senza nessun problema.

La felicitá é alle stelle, é tutto così bello e perfetto che non sembra vero, diventa la frase ricorrente della nostra giornata.

Mentre la giornata volge al termine niente fa presagire che sta per scatenarsi una catastrofe, ci dirigiamo nuovamente verso il nostro approdo a Marsh Harbour, un po’ stanchi ma tranquilli. Avviciniamo lentamente l’imbarcazione al dock come abbiamo fatto giá altre 3 volte nel corso della giornata, ed improvvisamente dal paradiso vengo catapultata all’inferno. Mentre tento la manovra, metto il piede in fallo e cado sul fondo della barca urlando per il dolore.

Mentre vedo il piede gonfiarsi a dismisura sotto i miei occhi, riesco a pensare solo una cosa: é finito tutto. Ci facciamo portare prima all’ospedale di Marsh Harbour dove mi steccano il piede e mi fanno un antidolorifico. Il giorno seguente eseguiamo una lastra in una clinica privata (all’ospedale pubblico non hanno nemmeno il macchinario per fare i raggi X!), sperando che sia solo una storta. Invece, purtroppo, é una frattura e pure brutta, ed essendo scomposta necessita dell’intervento di un ortopedico. Dobbiamo quindi decidere di interrompere il viaggio e tornare a casa per ricevere le cure adeguate.

Non ci era mai successa una cosa simile durante un viaggio, qualche intoppo, qualche malanno erano capitati, come quando Filippo si é preso un’intossicazione alimentare gli ultimi giorni in Nuova Caledonia, oppure quando a me é venuta la gastrite in Martinica. Con i farmaci adeguati abbiamo superato la cosa.

Ma interrompere un viaggio in maniera così traumatica, e per giunta solo al terzo giorno, a me ha procurato un vero e proprio choc. Ero così arrabbiata che ho pianto per un giorno intero, poi é prevalsa la preoccupazione per il mio piede e la mia salute ed abbiamo cercato di prendere la decisione giusta, con l’assistenza dell’assicurazione che avevamo stipulato, e siamo rientrati in Italia.

Inutile dire che anche tutti gli altri nostri piani per l’estate sono saltati, il viaggio in Scozia di giugno, l’estate in barca a vela. La completa guarigione e la riabilitazione del mio piede avranno presumibilmente tempi lunghi.

Ora sto cercando di ingannare l’attesa per l’intervento chirurgico scrivendo queste considerazioni, è la prima volta da quando é successo il trauma, che mi fermo veramente a riflettere.
Avrá un significato tutto quello che mi é successo?
Programmare tutto così nei particolari, generando così tanta ansia da attesa non sará sbagliato? arrivare così stressati alla partenza avrá influito in qualche modo sull’accaduto oppure si é trattato semplicemente di un’enorme botta di sfiga?!?!

Certo che la sensazione di perfezione e di idillio che ci avevano pervaso nelle ore precedenti, danno al tutto un’aura un po’ surreale.. Come se forse era destinato a finire così, non so come dire… Come se fosse tutto troppo bello per essere vero.

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E a qualcun altro di voi é mai successo qualcosa di simile in viaggio?