La copertina di "Un viaggio chiamato vita"

La copertina di "Un viaggio chiamato vita"

Banana Yoshimoto, la scrittrice giapponese sulla cresta dell’onda da un ventennio ormai, fin dagli strepitosi esordi da giovanissima con il suo romanzo “Kitchen”, è uno di quegli autori il cui stile o lo si adora oppure non lo si sopporta: intimista e descrittivo dei sentimenti e delle piccole cose, quelle che messe tutte insieme formano la vita stessa di una persona. Ebbene, io sono una di quelle che la adorano, e sono da sempre una sua appassionata lettrice.

Fresco di stampa, ho da poco acquistato e letto  “Un viaggio chiamato vita”, che alla data di agosto 2011 è la sua ultima pubblicazione.

In questo libro la scrittrice ci propone i suoi pensieri in libertà riguardo alle tematiche della vita e dei viaggi, dei ricordi e della nostalgia, tutti temi a lei molto cari, raccontando di tanti piccoli espisodi occorsi durante i suoi numerosi viaggi, ed anche di tanti momenti, grandi e piccoli, che segnano le tappe della vita, perchè la vita stessa è un viaggio: diventare madre, il mestiere di portare avanti la propria arte con perseveranza, il cambio delle stagioni, il sapore di un piatto appena cucinato …

É estremamente difficile che un artista o uno scrittore, in vent’anni di carriera, non abbia mai un momento di declino. Ebbene, io i libri di Banana Yoshimoto li ho letti tutti, e questo ancora non è successo, l’autrice  è rimasta fedele a sè stessa ed al suo stile, e, senza cadere nell’autoripetizione, continua a regalarci pagine che emozionano e nelle quali rispecchiarsi. Credo che questo sia possibile perchè lei continua ad osservare la vita che le scorre intorno e dentro, e ci offre i suoi pensieri, che potrebbero essere magari i pensieri di molte altre persone, ma nessuno li sa esprimere come fa lei.

Ecco alcuni spunti di riflessione e passaggi che mi sono particolarmente piaciuti nel libro:

Anche il viaggio più terribile nel ricordo si trasforma in qualcosa di meraviglioso… ma quanto è vera questa affermazione? quante volte durante un viaggio viviamo dei momenti negativi, magari ci si ammala, forse si arriva persino a dire che non torneremo mai più in quel posto e che non ne valeva la pena. A me è capitato, eppure sono poi tornata più volte ed ho continuato a viaggiare, anzi i momenti negativi del viaggio si trasformavano nei miei ricordi quasi in qualcosa di positivo.

La vita è un viaggio, e questo viaggio per tutti si conclude con la morte. Ed ecco che Banana, anche questa volta, affronta questa tematica, raccontando con grande tenerezza quelli che sono stati gli ultimi giorni vissuti accanto al suo cane, molto malato ed amato e accudito da lei e dalla sua famiglia fino alla fine, “senza mai distogliere lo sguardo”:

… “É come se la mia morte mi facesse un pò meno paura dopo aver provato tutto questo senza risparmiarmi, senza mai distogliere lo sguardo”…

Ed infine, anche se anche tutti siamo destinati a lasciare un giorno questo mondo, sono d’accordo con lei quando dice che: “i viaggi moltiplicano le vite degli uomini”.

Per ogni viaggio compiuto, ogni nuova meta, ogni nuova destinazione, ogni piccolo angolo o località scoperta, tutte le volte è come rinascere ad una nuova vita: al ritorno a casa non si sarà mai più gli stessi di quando si è partiti.

Grazie Banana.

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Un Viaggio chiamato Vita – di Banana Yoshimoto – editrice Feltrinelli