Sono passati quasi 10 anni – era il maggio 2006 – da quando, per puro caso, intraprendavamo il nostro primo viaggio in Guadalupa (“Gwada” in indiano caribe).


Mi ricordo che era la fine di aprile, avevamo un po’ di ferie da fare ed avevo voglia di tornare nei Caraibi. Dopo un precedente viaggio in Repubblica Dominicana nel novembre 2003 in cui avevamo passato una settimana chiusi in un villaggio turistico a Punta Cana, sempre rincorsi dagli animatori che volevano farci partecipare agli spettacolini, avevo voglia di riprovarci, però stavolta no alpitour, no grazie.

E così mi sono messa a cercare un’isola dove fosse abbastanza facile organizzarsi con il fai da te, e l’interesse mi é caduto sulle Antille francesi. Territorio europeo a tutti gli effetti, per arrivarci era sufficiente (e lo é ancora oggi) la carta d’identitá e la moneta é l’euro, un buon punto di partenza per due che si apprestavano ad organizzare – o meglio improvvisare – il loro primo viaggio fai da te al di fuori dall’Europa. Di francese non ne sapevamo nemmeno una singola parola, ma questo non ci sembrava un grosso problema all’epoca.

Nel giro di un paio di giorni quindi:

  1. trovo il volo da Bologna con Air France ad una cifra che mi sembrava ragionevole, e lo prenoto senza tante balle aggiuntive;
  2. quando mi rendo conto che c’é da fare un cambio di aeroporto a Parigi, non faccio una piega e decido che ci arrangeremo con il solo bagaglio a mano per 2 settimane (che ci vuole ai Caraibi? un costume e un paio di ciabatte, suvvia);
  3. contatto un tizio su Amivac (sito per gli affitti di case vacanza fra privati) che affittava una casa vicino a quella che mi sembrava una bella spiaggia, mi risponde che ha posto e confermo la prenotazione per una cifra ridicola (450 euro per 15 giorni);
  4. chiamo mio marito e gli dico che si parte, deve bloccarsi le ferie, e che diamine. Si torna nei Caraibi. Stavolta però niente tour operator, l’all-inclusive con i cocktail annacquati in spiaggia caro marito te lo puoi scordare. Stavolta si va a casa del signor Axel, che come se niente fosse si é fidato del nostro messaggio scritto per email, e non aveva manco voluto una caparra, tanto saremmo arrivati da lì a 2 settimane.

Ebbene sì, ho fatto proprio così: tutto prenotato in quattro e quattr’otto senza sbattimenti nel cercare voli e case in affitto per mesi e mesi, partiti con il solo bagaglio a mano per un soggiorno di due settimane (e mi era pure avanzata della roba in valigia che non mi era servita a un bel niente), soggiornato a casa di qualcuno – dall’altra parte dell’oceano – di cui non avevo la più pallida idea di chi fosse e che per giunta non aveva neanche voluto un acconto per il soggiorno.

Ma andiamo avanti.

Si parte per Parigi, carta d’identitá alla mano, perché per la Guadalupa non serve il passaporto. Un po’ incoscienti come solo qualcuno al primo viaggio fai da te può essere, facciamo il cambio di aereoporto CDG – Orly acchiappando la coincidenza per un soffio e grazie ad un addetto dell’aeroporto ci ha fatto passare urlando “vite, vite!!” (che l’ho scoperto dopo, in francese significa “veloce veloce” vale a dire datevi una mossa che sennò vi lasciamo a terra!!) … Se ci penso ora mi viene un attacco di ansia, allora ce la siamo risa come dei matti.

guadalupa-case_vacanza-privatiIl volo é andato via tranquillissimo, l’aereo era mezzo vuoto, e mi sono pure distesa su due sedili a leggere un po’ la guida su questa fantomatica Guadalupa. Mi sono sentita fortunata che ci fosse spazio e tranquillitá, oggi se devo prendere un volo intercontinentale prima devo mettere insieme un piano strategico per riuscire ad acchiappare un posto che sia il migliore possibile, e se non ci riesco mi tengo la luna storta per tutto il volo (e la faccio venire pure al marito). Sgrunt.

Sbarcati all’aeroporto Pole Caraïbes di Pointe á Pitre, mi ricordo che la prima cosa che ho visto uscendo dal terminal é stata una mucca. Lì, che pascolava davanti all’aeroporto. Dopo ci siamo diretti all’autonoleggio per vedere se c’era una macchina disponibile.

In 20 minuti di macchina siamo arrivati alla casa del signor Axel – che non é stata difficile da trovare grazie alla sua meravigliosa piantina disegnata a mano – erano le 3 e mezza del pomeriggio e sembrava non esserci nessuno in casa. Però porte e finestre erano spalancate. Allora siamo entrati chiedendo permesso e bussando alle porte, e abbiamo trovato un signore che dormiva russando beatamente. Viva la siesta!

Non sappiamo che fare, se svegliarlo e dirgli: siamo qua, siamo i tuoi ospiti italiani (ammesso che ci troviamo nella casa giusta!) oppure uscire a sederci in giardino ad aspettare. Nel mentre che pensiamo, lui si sveglia, ed é proprio lui, il signor Axel! Ci presentiamo e ci rendiamo conto che parla l’inglese meglio di noi.

Ci accompagna nel nostro alloggio, ci fa vedere tutto, e c’é pure il frigo rifornito di un po’ di tutto, cena e prima colazione,  meno male perché io avevo una sete pazzesca e faceva un gran caldo. Senza farci ulteriori problemi, ci rilassiamo un po’, si cena e poi si va a dormire. Chissenefrega del fuso orario e della stanchezza, o se il bel tempo reggerà o no, siamo ai Caraibi e domani è un altro giorno.

bois-jolan-guadalupaLa mattina seguente, Axel ci consiglia di andare a Bois Jolan. Non é la spiaggia del paese che avevo visto in foto (Sainte Anne, pure bella), é un’altra, qualche chilometro fuori dal paese. Prendiamo la macchina e si va, e anche qui attraversiamo un bosco e prati in cui pascolano le mucche.

E poi, .. poi arriva lei.

Un pezzetto di azzurro che si staglia dietro alle palme, e ad una striscia di sabbia bianca. É la laguna di Bois Jolan.

Prima di quel giorno lì, io pensavo che mare e spiaggia fossero un’altra cosa.

Certo, di posti di mare belli ne avevo già visti molti altri, ero stata in Grecia, in Puglia, e in Spagna. Fino a quel momento però, per me, “andare al mare e in spiaggia” significavano nell’ordine:

  • non si sa dove cazzz.. trovare parcheggio;
  • ombrelloni e lettini da trascinare fin sulla spiaggia, oppure da pagare a caro prezzo in loco;
  • venditori di gelati, cocco e dituttounpo’ che ti strillano nelle orecchie;
  • musica a palla;
  • folla, calca, gente sdraiata da scavalcare per entrare in acqua;
  • cafoni di prima categoria che ti passano davanti mentre fai la coda al bar
  • prezzi triplicati a luglio e agosto.

e chi più ne ha più ne metta..

A volte, dopo tutta questa fatica, pure sabbia sporca e mare grigiolino.

A Bois Jolan, invece, abbiamo trovato questo:

boisjolan_guadalupa

 

E questo:

Cioè, quelli nella foto siamo noi, che quando siamo arrivati e ci siamo resi conto della laguna sterminata con l’acqua calda tipo idromassaggio, e che non c’era nessuno se non un pescatore in lontananza, ci sono salite le lacrime agli occhi. Che la macchina l’abbiamo lasciato lì sotto alle piante (ora non si può più fare, bisogna “sforzarsi” di lasciarla in un parcheggio sterrato due metri più in là) e ci siamo buttati in mare e non siamo più usciti per ore. (La foto l’ha fatta un gentile signore arrivato appunto qualche ora dopo).

sanvitolocapo-spiaggiaCapite ora?

Capite ora che quando si dice: i Caraibi italiani (vedi San Vito lo Capo foto a lato, spiaggia molto bella ma che casino) a me viene da ridere?

Non esistono, i Caraibi italiani.

Esistono tanti posti e spiagge bellissime sia in Italia che in qualsiasi parte del mondo, affollati dal turismo, ma che non si possono paragonare con luoghi come Bois Jolan.

Luoghi in cui… non devi pagare per entrare, non ci sono 20 file di ombrelloni, non hai problemi di parcheggio, l’acqua del mare è calda tutto l’anno, l’ombra la trovi gratis sotto alle palme (occhio alle noci di cocco però) e nessuno ti rompe le balle in generale. Oltre al fatto, ovviamente che mare e spiaggia sono bellissimi.

E non si tratta certo di luoghi dispersi e solitari, in cui arrivare faticosamente dopo giorni di viaggio, e con tante scomodità. 

Quanto è cambiato il nostro modo di viaggiare.

Questo viaggio in Guadalupa per noi ha cambiato tutto. Innanzitutto è mutato per sempre il mio concetto di “vacanze al mare”; poi da qui in poi abbiamo iniziato ad organizzare viaggi da soli in tanti altri posti del mondo, e non siamo quasi mai più andati in hotels o villaggi, ma sempre in case private prese in affitto, come quella del signor Axel a Sainte Anne.

boisjolan_guadalupa3

La Guadalupa – ed in particolare la spiaggia di Bois Jolan – è il MIO posto del cuore (suonamento di violiniiiiiiiiii a gogo), per tutti questi motivi. Anche se adesso la spiaggia è un po’ più spelacchiata perchè l’uragano Dean dell’agosto del 2007 ci è andato giù pesante, le mie due palme preferite non ci sono più, anche se è comparso qualche tavolo in legno da picnic sotto alle piante rimaste.

E chissà se c’è ancora il ristorantino in cui abbiamo mangiato il pesce?

Unico accorgimento: se ci andate nel weekend troverete un po’ di movimento, perchè è molto frequentata dalla gente del posto, e al lunedi passano a pulire.

Dopo questo viaggio del 2006, siamo tornati in Guadalupa altre 3 volte: nel 2009 due volte, la prima a capodanno e a giugno a Marie Galante) e per ultima nel 2013.

In dieci anni, però, non abbiamo modificato il nostro modo di viaggiare soltanto perchè i viaggi abbiamo cominciato ad organizzarceli da soli. Qualcosa forse è cambiato anche in peggio. Una volta eravamo più incoscienti ma anche più spensierati, e ripensare a questo viaggio me l’ha ricordato.

Abbiamo improvvisato tutto, senza organizzare niente nei dettagli, ed è stato bellissimo.

Oggi mi stresso molto più facilmente per tante – stupide – cose: trovare il posto migliore sull’aereo, programmare tutte le visite nei dettagli, sapere esattamente quanti metri dista la spiaggia dalla casa prenotata, correre subito a “vedere tutto” perchè non c’è tempo da perdere.

Sono stanca di questo modo di viaggiare (o di fare i turisti), non sarà ora di tornare a viaggiare in maniera più semplice, senza farsi poi tanti problemi?


E voi, quanto è cambiato il vostro modo di viaggiare negli ultimi dieci anni? avete anche voi un luogo che vi ha cambiato per sempre, e perchè?