Quando arriva il tempo di fare le valigie per le vacanze al mare, nessuno si sognerebbe mai di lasciare a casa una cosa importante come la crema solare, vero?

Ci hanno giustamente insegnato l’importanza della prevenzione delle malattie della pelle che i raggi UV possono provocare, e questo ha fatto delle creme solari dei prodotti irrinunciabili che ci portano innegabili benefici. Esiste però anche un rovescio della medaglia – riguardo all’uso di questi prodotti – che sta emergendo soltanto in tempi più recenti.

Ma facciamo un attimo un passo indietro. La prima volta che io mi sono sentita interpellata su questo argomento è stato nel 2011, durante il nostro viaggio in Nuova Caledonia, quando vedemmo questo cartello scritto a mano, appeso ad una palma nella baia di Jinek, sull’isola di Lifou, rinomata per lo splendido snorkeling. Riuscite a leggere cosa c’è scritto?

“in rispetto per i pesci ed i coralli no creme solari prima di nuotare, no pesca, no saltare in acqua, non stare in piedi sopra i coralli”

Praticamente mi si chiedeva di NON usare la crema solare prima di entrare in acqua. Ricordo molto bene la mia reazione perplessa: e quindi come dovremmo fare, non proteggerci più dai pericolosi raggi UV? questo è quello che mi sono chiesta. Sono passati 7 anni e la domanda per me era rimasta senza risposta; da allora non ho più visto affrontato l’argomento da nessuna parte, nemmeno in Australia, che di problemi con gli ecosistemi marini ne ha non pochi, visto il grado di sbiancamento della Great Barrier Reef.

In che modo l’utilizzo delle più comuni creme solari danneggerebbe l’ambiente?

Tutto questo fino allo scorso autunno quando stavo preparando il mio viaggio in Messico ed ho letto che in questo paese l’utilizzo dei tradizionali solari contenenti Oxybenzone o comunque NON BIODEGRADABILI era vietato nei Parchi marini e in tutte quelle occasioni in cui erano presenti le barriere coralline.

E’ proprio questo composto chimico, infatti, l’Oxybenzone – contenuto in molti dei più comuni prodotti solari tradizionali – che è stato giudicato tossico per le barriere coralline, perchè contribuisce al fenomeno dello sbiancamento e della morte dei coralli.

Non solo, e fatto non meno importante, si ritiene che sia dannoso anche per l’uomo, in modo particolare per il sistema endocrino (leggere le fonti citate a fondo pagina).

Il Messico e le Hawaii – dove i solari a base di questo prodotto chimico saranno completamente vietati a partire dal 1 gennaio 2021 – sono fra i primi paesi che si sono messi sulla strada di proteggere le barriere coralline anche iniziando a vietare l’uso di solari a base di Oxybenzone, visto che si calcola che ogni anno nel mondo ne vengano sversati in mare circa 10mila tonnellate!

Se vi recate in Messico, quindi, troverete ovunque nei Parchi Marini e nei Cenote il divieto di usare solari –  ed anche repellenti per insetti – che non siano biodegradabili.

Vietato entrare in acqua a fare snorkeling, quindi, spalmati della vostra solita crema solare che usate sempre.

snorkeling nuova caledonia

Snorkeling nella meravigliosa baia di Jinek a Lifou, Nuova Caledonia

Come proteggersi quindi dai pericolosi raggi UV senza per questo contribuire a danneggiare gli ecosistemi marini?

E’ fuori da ogni dubbio che bisogna continuare a proteggersi dai pericolosi raggi che possono causare tumori alla pelle, oltre che fastidiose ustioni e scottature, per fare questo secondo me esistono varie modalità.

  • utilizzare un abbigliamento specifico per entrare in acqua per proteggersi dal sole, come le magliette UV resistenti; io ne ho due della Tribord, una normale ed una termica più pesante per le acque un po’ più fredde (tipo Canarie):

  • stare al sole il meno possibile, o quanto meno sempre nelle ore meno calde. Questo è anche un fattore soggettivo che dipende dal tipo di pelle, ma in base alla mia esperienza, posso sostenere che da quando mi limito a stare al sole solo quando devo nuotare ed entrare in acqua oppure asciugarmi brevemente, io non mi sono mai più scottata la pelle al sole in vita mia. Neanche ai Caraibi, neanche sotto il forte sole del Pacifico.
  • se proprio dovete prendere la tintarella, e per lo snorkeling non volete “vestirvi”, usare prodotti solari biodegradabili, che non contengono le sostenze nocive per l’ambiente (ed anche per noi).

Prodotti solari biodegradabili: sono affidabili? proteggono bene dal sole?

Sì lo sono. Io non ho fatto in tempo ad acquistarli in Italia prima della partenza, così li ho comprati in Messico in un supermercato, erano solari prodotti in loco della marca Maya Solar.

Ne ho presi due: un flacone protezione 30 e uno 50. Io faccio sempre così: uso i primi giorni la 50 (che è uno schermo totale) e nei successivi la 30, la 50 la riservo semmai per il viso o se devo stare al sole più del solito, come per esempio durante un’escursione.

Gli unici due ingredienti attivi sono:

biossido di titanio all’1%

ossido di zinco all’8%

La differenza fondamentale di questo tipo di solari è quindi che questi composti spalmati sulla pelle formano una barriera di tipo fisico riflettente i raggi del sole, a differenza dei solari tradizionali che contengono composti che costituiscono un filtro chimico ai raggi ultravioletti dannosi.

La loro caratteristica è anche quella di avere una consistenza pastosa (l’ossido di zinco è lo stesso componente principale della Pasta di Fissan, per intenderci), il solare potrebbe lasciare una leggera patina bianca, quindi bisogna abituarsi ad utilizzarli.

Il solare della Maya Solar mi è sembrato ottimo e si spalmava bene sulla pelle senza risultare fastidiosa. Le istruzioni raccomandano di applicarla ogni 40 minuti di esposizione al sole.

Quali solari bio comprare in Italia e dove trovarli?

Alla data di questo articolo, in Italia la legislazione non permette ancora di citare l’ossido di zinco fra le sostanze chimiche con proprietà di filtro solare, è per questo che di solari che citino questo componente come ingrediente attivo qua non se ne trovano.

Si possono però comprare online su Amazon prodotti come questi:

  • i solari dell’azienda americana Badger, che ha ottime recensioni e produce una linea di solari biodegradabili a base di ossido di zinco;
  • oppure quelli della Lavera, azienda tedesca di cosmesi naturale i cui solari sono a base di ossido di zinco e biossido di titanio;
  • Anthyllis, crema solare anch’essa a base di biossido di titanio e ossido di zinco.

In farmacia inoltre mi hanno detto che la Avene produce una linea bio che comprende anche dei solari, ma a novembre non era disponibile, lo sarebbe stata in primavera. Online questa però non l’ho trovata in vendita.

E voi cosa ne pensate? avete mai pensato di utilizzare dei solari biodegradabili e che non inquinino?

Alcune fonti dell’articolo:

The Lancet

CNN

QuotidianoSanita

EWG

AIDECO sul Biossido di titanio


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