Messico

El Cuyo, Yucatan: 3 giorni tragicomici in uno sperduto paesello sul Golfo del Messico

A volte in viaggio le situazioni prendono una piega grottesca e diventano tragicomiche, non sai se ridere o piangere, a voi è mai successo? come quella volta 1 anno fa in Messico…

Nel dicembre 2018 abbiamo visitato per la prima volta il Messico. Per la precisione, la penisola dello Yucatan.

Dopo aver passato una settimana a Chan Chemuyil, località situata sulla Riviera Maya fra Tulum e Akumal, siamo partiti alla volta di Chichén Itza e del Golfo del Messico senza un piano preciso.

Dopo aver visitato le antiche rovine Maya ed aver passato due giorni nella bella Mérida, la capitale dello stato dello Yucatan, prima di rientrare in Italia ci restavano altre 5 notti. Abbiamo deciso di dirigerci a nord verso il Golfo del Messico, per idealmente fare tre giorni di mare pulito, visto che invece sulla costa caraibica di Tulum il “soggiorno marittimo” era stato all’insegna del sargasso.

La località che abbiamo scelto per soggiornare è stata El Cuyo.

Ma dove diavolo si trova El Cuyo?

Come potete vedere dalla mappa, si trova sulla costa più a nord della penisola, fra le due ben più “famose” e vicine località di Isla Holbox e Rio Lagartos, e l’abbiamo scelta per i seguenti motivi:

  • a El Cuyo c’è una grande spiaggia mentre a Rio Lagartos non ce ne sono, è un paese di pescatori;
  • Isla Holbox ci sembrava un po più cara e si raggiunge solo in traghetto, mentre El Cuyo è servita da una normale strada (noi stavamo girando con la nostra auto a noleggio);
  • non riuscivamo a trovare notizie su El Cuyo quindi ci siamo incuriositi su questa località.

El Cuyo: sperduti in un paesello sul Golfo del Messico

La sera precedente, mentre ci trovavamo ancora a Mérida, abbiamo prenotato su Airbnb un appartamento sulla spiaggia per 3 notti e subito l’host che gestiva la casa ci ha inviato precise raccomandazioni. Prima di arrivare in paese era necessario:

  • approvvigionarsi con la spesa alimentare nella vicina cittadina di Tizimin
  • portarsi contanti perchè in paese non c’era bancomat

Quindi eravamo stati avvertiti: in paese non c’erano negozi di alimentari ed il posto sembrava molto tranquillo, cosa che a noi certo non dispiace, anzi, quindi tutto ciò ci incuriosiva e ci ispirava. Ma dato che di proprietà in affitto su Airbnb ce n’erano parecchie non me lo immaginavo così tanto sperduto questo posto, e soprattutto non potevo certo immaginarmi la sequela di eventi tragicomici che si sarebbero susseguiti. Ma andiamo per ordine.

Cosa ci aspettavamo da El Cuyo

Dopo i due giorni caldo torrido passati in città a Mérida, un po’ di refrigerio al mare. Una bella casa sulla spiaggia, con la possibilità di fare tre giorni di relax, e il bagno in un bel mare pulito.

Qualche mangiatina di pesce nei ristorantini locali, che ci avevano assicurato essere presenti e funzionanti, e avrebbero dovuto sopperire alla mancanza di negozi alimentari.

Un po’ di fauna locale da avvistare; anche se meno nota di Rio Lagartos, anche ad El Cuyo ci sono grandi lagune dove i fenicotteri sono di passaggio.

Cosa abbiamo trovato a El Cuyo

Giorno 1: la marea rossa

Appena arrivati in paese e messo piede nell’appartamento che si trovava al piano superiore di una casa, ci siamo subito accorti che dalla spiaggia saliva un odore nauseabondo, e siamo scesi a vedere. Non si riusciva a tirare il fiato per la puzza, e l’orribile scena che si presentava era questa:

red tide gulf of mexico
Spiaggia di El Cuyo con la red tide

Quella roba rossa che vedete lì era un’alga, chiamata Red Tide, è un fenomeno che si presenta sulle coste del Golfo del Messico e in Florida. E no, non ero preparata a tutto ciò, sapevo tutto sul sargasso, ma la red tide no.

Sulla costa caraibica della penisola dello Yucatan quindi abbiamo trovato i sargassi, e qui questa roba qua. Molto bene.

Anche le condizioni meterologiche stavano mutando preannunciando un rapido calo delle temperature, con aria fresca e vento. Sogni di bagni in mare, addio per sempre.

Di fronte alle nostre facce sconvolte, la host ha giurato e spergiurato che la mattina stessa non c’era nulla di tutto ciò, e che ovviamente non dipendeva da lei (e vorrei anche vedere), ma la nostra delusione è stata tremenda. Avevamo una casa sulla spiaggia, ma non si riusciva a stare nemmeno sul terrazzo per l’aria irrespirabile. Ma andiamo avanti.

L’appartamento sulla spiaggia.

Secondo problema. Io non ho mai avuto problemi su Airbnb, ma questo appartamento non mi è piaciuto per niente, e vi spiego perchè.

Dall’annuncio la casa sembra molto trendy e moderna, ben arredata. Ed in effetti i mobili erano carini, ma di estrema bassa qualità (ma di questo te ne rendi conto solamente una volta che li vedi dal vivo). E vabbè, ho pensato, devo stare qua 3 giorni, mica una vita.

La terrazza. In teoria avrebbe dovuto essere il punto forte della casa, il motivo per cui l’avevo prenotata. Non si poteva fare il bagno in mare? almeno avremmo potuto goderci la vista e la terrazza. e invece no.

Questa benedetta terrazza non era per niente vivibile, non solo per l’odore che sfortunatamente saliva dalla spiaggia, ma anche perchè era arredata veramente malamante: solo un paio di vecchi tavoli di plastica entrambi rovinati e delle sedie sempre di plastica, proprio bruttino. Neanche una tovaglia per rendere più gradevole l’eventuale pranzo o colazione all’aperto, nè uno sdraio. Per non parlare poi del dondolo in spiaggia, “riservato a noi”. Una vecchia asse di legno con sopra un cuscino di gommapiuma mezzo rotto, avevo quasi paura a sedermi lì.. ma che stiamo scherzando?!? sembrava una presa in giro.

dondolo scassato
Il magnifico dondolo in spiaggia

Inoltre in casa mancavano tutta una serie di altre cose utili per una casa al mare (per esempio, uno stendibiancheria) la cui presenza ti fa capire che l’host ha veramente pensato ai tuoi bisogni come ospite.

Altre cose che non mi sono piaciute. L’alloggio non mi è sembrato in sicurezza: la scaletta interna che portava al piano superiore era ripida e pericolosissima, senza balaustra. Io mi immagino lì una famiglia con dei bambini piccoli, è un attimo che i pargoli ti rotolano giù per le scale.

Nel complesso quindi non mi è piaciuto perchè mi è sembrato quel tipo di alloggio con foto carine, fatto apposta per attirare clienti, ma per fare soldi e basta, insomma, senza una reale attenzione al cliente.

guida messico
Guida Messico Lonely Planet

E non era nemmeno a buon mercato: 110 euro a notte (tre stanze da letto, di cui solo una con aria condizionata) in bassa stagione in un posto sperduto così. In relazione alla cifra, mi aspettavo qualcosa di diverso, ma in sostanza quello che ho pagato era la posizione sulla spiaggia. E la terrazza con la puzza.

In conclusione, io non ve lo consiglio ma se volete vedere l’annuncio su Airbnb e leggere le recensioni eccolo qua.

Il villaggio di El Cuyo.

Ma lasciamo perdere la casa e la spiaggia – per ora – ed andiamo alla scoperta del paese, che siamo venuti per questo.

Con edifici bassi e bei murales colorati, il villaggio di El Cuyo in sè è molto carino e ci è piaciuto, c’è una piazza principale ed una chiesa, con un albero di Natale (era intorno al 10 di dicembre). Non c’era un anima viva in giro.

Dopo aver fatto un giro per il paese, torniamo sulla spiaggia, per vedere se è possibile stare un po’ lì. In teoria la spiaggia era favolosa, ma c’era poco di cui godere, perchè, a parte la sfortuna con il tempo freddo e nuvoloso e la red tide, non era tenuta bene e sporca.

Abbiamo passeggiato un po’ sulla spiaggia e poi con l’auto abbiamo girato nei dintorni, nella speranza di avvistare qualche fenicottero nella laguna antistante il villaggio. Ma sfortunatamente ci hanno detto che non era il periodo giusto, erano già migrati da un’altra parte 🙁 .

Avremmo potuto provare ad avvistarne altri andando alle lagune di Rio Lagartos, che, pur essendo vicina in linea d’aria, non lo era però affatto da un punto di vista dei collegamenti stradali. E poi eravamo venuti fin qui per scoprire questo paese, non per girare a vedere altri posti.

Fine primo giorno ad El Cuyo: no bagni, spiaggia che puzza, no fenicotteri, tempo brutto. Andiamo avanti!

Giorno tragicomico numero due a El Cuyo

Finalmente il tempo era migliorato ed era spuntato un po’ di sole, la spiaggia sembrava già tutt’altra cosa!

La spiaggia di fronte a casa

La giornata si preannunciava bella ed il morale era più alto, quindi siamo stati in spiaggia al mattino e per pranzo – dato che era il mio compleanno – ci siamo fatti suggerire un ristorantino. In paese ce ne sono in teoria 3 o 4, però quel giorno (come anche quello precedente) erano tutti chiusi. Quindi ci siamo diretti nell’unico locale aperto anche se si trattava proprio di quello “sconsigliato” dalla nostra host, e che altro dovevamo fare?!? malgrado ciò ci siamo trovati più che bene, è il ristorante La Conchita.

Abbiamo ordinato riso con gamberi e cheviche, non la migliore che abbiamo mangiato durante il nostro viaggio Messico, ma comunque buona! E scusate la faccia da scema, io ero contenta comunque perchè ero determinata a divertirmi lo stesso, ecco.

Ma non sapevo che non era ancora finita!

fenicotteri spiaggia
4 fenicotteri in lontananza

Nel pomeriggio rientriamo a casa dopo aver fatto un altro giretto in macchina nei dintorni, continuando a cercare qualche traccia dei pochi fenicotteri non ancora emigrati, e vero sera quando inizia a venire buio ci rendiamo conto che manca la corrente in casa.

Al buio a El Cuyo (fa anche rima)

E siamo alle battute finali col botto della nostra brevissima permanenza in questo ameno paesello. Ormai era buio pesto e la nostra host – premurosissima, su questo non c’erano dubbi – passa di persona dicendo che c’era un guasto sulla linea e si doveva aspettare che lo ripararassero. Ok può capitare. Ci sono candele in casa, quindi ne accendiamo un paio (c’erano MOLTE CANDELE, ovunque in casa, e da quel momento ho iniziato a capire il perchè.. evidentemente era una cosa che capitava tutt’altro che di rado!!).

Al buio

Quindi ricapitolando: siamo al buio, il frigo è spento, il wifi non funziona e il cellulare si sta scaricando. Ci prepariamo una cena fredda, passano le ore, la corrente non torna, e a me inizia a salire l’ansia.

Mi addormento sperando nell’indomani e che il cellulare non si scarichi del tutto, perchè il giorno dopo avevamo intenzione di rientrare verso Playa del Carmen e cercavamo un alloggio da prenotare. Ma non ci siamo riusciti perchè se non c’è la corrente, ovviamente, non c’è nemmeno il wifi.

Ci svegliamo la mattina dopo, speranzosi, ma la corrente ancora non c’è e sono passate più di 15 ore!! 🙁 Passa nuovamente la nostra host scusandosi in tutte le maniere, ma ovviamente lei non poteva farci niente se la corrente non era ancora stata ripristinata. Pare che proprio non fosse ancora arrivato nessuno a sistemare il guasto.

Morale della – tragicomica – favola

Per tornare al tragicomico del titolo, di fronte a una situazione come questa ci sono due modi di regire: quello di Filippo che mi è sembrato quasi divertirsi per tutto il tempo, tanto era stato surreale tutto ciò; ed il secondo, cioè il mio, che sono arrivata alla fine abbastanza esasperata (volevo andare via già la sera prima).

Tirando le somme di questi tre giorni sfortunati quindi abbiamo potuto godere di:

  • una fantastica marea rossa in spiaggia
  • un tempo freddo e nuvoloso, almeno il primo giorno
  • la spazzatura in spiaggia
  • no fenicotteri neanche col binocolo (meglio informarsi prima sulle migrazioni dei suddetti pennuti)
  • Airbnb finto bello e troppo caro per una località senza servizi e senza niente
  • no ristoranti aperti dove andare a mangiare
  • no negozi alimentari
  • paese pieno di lavori in corso
  • senza corrente per più di 15 ore

Aspetti positivi della situazione:

  • la spiaggia di per sè era bella
  • il paesello è carino, ma non si tratta del gioiello incontaminato e non ancora scoperto della costa (come i prezzi degli Airbnb vogliono far credere)
  • la nostra host ha battutto il record della “premurosità” (si dice così?!?) era sempre dietro a scusarsi e a chiederci se andava tutto bene
  • anche per il 2018 sono riuscita a compiere gli anni in spiaggia haha 🙂
  • sulla piazza del paese c’erano le signore che vendevano i pomodori!!

E così, anche se la nostra onnipresente host ci invita a rimanere pure fino a sera.. (ma a fare che cosa esattamente?!) ci prepariamo ad andarcene anche noi, come i nostri vicini dell’appartamento al pianoterra, che stavano andando via di corsa. D’altronde le nostre tre notti le avevamo fatte.

Percorrendo la strada dell’entroterra che porta verso la “mondana” Playa del Carmen, dove l’idea di un hotel con una bella piscina era la mia ultima speranza di farmi una bella nuotata, passiamo davanti ai piccoli e poveri villaggi maya. Ed è vedendo le case di questa gente, che all’improvviso l’Airbnb con la terrazza malandata mi è sembrato quasi una reggia, ed il mio malumore si è definitivamente dissolto.

Caro Messico, quante contraddizioni. Ma una cosa è sicura, questo El Cuyo non ce lo scorderemo facilmente. La nostra fuoriuscita dai percorsi più turistici e battuti forse è servita proprio a questo: a vedere le diverse possibili facce della penisola dello Yucatan, al di là della solita luccicante e finta immagine dei resort e delle attrazioni della Riviera Maya.


Potrebbero interessarti anche:

Non perderti altri contenuti come questo!
Iscriviti per ricevere notifiche istantanee ad ogni nuovo articolo!

Cosa ne pensi? dicci la tua

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: