Pensieri di una viaggiatrice

Viaggi e pensieri al tempo del coronavirus

Ho pensato molto se pubblicare questo articolo o meno, dato il sovraccarico del momento sul tema coronavirus.

Ma credo di avere bisogno di mettere in fila un paio di pensieri e dato che questo è anche e prima di tutto un blog personale, ci sta. E quando mi ricapiterà di potere scrivere di una situazione surreale come quella che stiamo vivendo in questa fine inverno del 2020?

Vi racconto quali sono i miei stati d’animo e cosa ne penso io.

Una vita in quarantena, da quel pezzo.

Purtroppo solo a sentire la parola “polmonite” a me si drizzano i capelli in testa, e da un bel po’ di tempo ormai.

Sono anni infatti che viviamo una specie di situazione di “quarantena” nella mia famiglia. Quando arriva l’inverno e la stagione influenzale ci barrichiamo in casa per proteggere i miei genitori che sono molto anziani (86 e 87 anni), ed in modo particolare mio padre che è diabetico ed immunodepresso, ed è stato ricoverato più volte per polmonite (per chi non lo sapesse, è una delle prime cause di morte nelle persone anziane).

Ci preoccupiamo che escano di casa il meno possibile, sopratutto di non far loro frequentare luoghi affollati al chiuso, come studi medici, autobus etc. Abbiamo imparato a fare prevenzione: lavarsi le mani più volte al giorno, e cercare di non ammalarci noi (io, mio marito, le mie sorelle) per non attaccare qualche malattia a qualcuno di più debole.

Vi sembra un’esagerazione? no, si chiama prevenzione, chi ha delle persone messe così in famiglia lo sa. Quindi anche quest’anno a fine febbraio, quando eravamo quasi arrivati alla fine della stagione dell’influenza, pensavamo fosse arrivato il tanto agognato momento di tirare un sospiro di sollievo.

Perciò forse potete immaginare quanto mi sono allarmata quando è giunta notizia dei primi casi di coronavirus, anche nella mia città, eravamo intorno al 24 di febbraio.

Ho capito che la situazione era potenzialmente molto grave e che dovevo prendere ulteriori provvedimenti subito, altro che tirare un sospiro di sollievo.

Ho detto perciò ai miei genitori – poveretti – di non uscire più dalla loro abitazione, per nessun motivo, ho lasciato a casa la colf che li aiuta, ed ho iniziato io stessa a ridurre ancora di più i contatti sociali, dato che dovevo occuparmi di loro e non potevo permettermi di ammalarmi. Questo quando ancora pensavo che tutto si sarebbe risolto presto senza ulteriori danni, e che era importante essere stati previdenti.

Nel mentre che accadeva tutto ciò, continuavo a sentire tutt’intorno a me che si trattava di mero allarmismo, e che questo virus “era solo poco più che un’influenza” (ma perchè, non lo sapete che per qualcuno anche un’influenza può essere una cosa molto grave??), che “tanto muoiono solo i vecchi”, ed altre cose del genere.

Certo, perchè i “vecchi” non hanno lo stesso diritto a vivere come tutti gli altri. E come loro nemmeno le “persone fragili” – giovani o meno giovani -, come malati oncologici o immunodepressi, che anche con una banale influenza rischiano la vita.. chissenefrega di questi qua.

A questo proposito vi suggerisco di leggere l’articolo della blogger e viaggiatrice americana Jodi Ettenberg su Legal Nomads. Lei è giovane ed è una di quelle persone vulnerabili nelle categorie a rischio.

#iorestoacasa

E così, nonostante le mie speranze che si trattasse di qualcosa di circoscritto, le cose sono precipitate. E quella notte dell’8 marzo quando è stata introdotta la quarantena, io sono sclerata di brutto.

Ma non perchè avrei dovuto rinunciare a feste, eventi, aperitivi e chissà quale vita mondana per un po’, tutte queste boiate che sono state raccontate sui social.

No, è stato il sentirsi dire: l’emergenza non solo non è finita, ma è appena cominciata.

Non solo sei stata attenta finora nei confronti di una normale stagione influenzale, adesso è arrivato il mostro sconosciuto ed il peggio deve ancora venire. Stare a casa, senza poter uscire manco per farti una passeggiata, dopo un’inverno tappata dentro, è stato come se mi avessero detto: vai dritto in galera senza passare dal VIA al monopoli. E ci resti senza manco poter provare a tirare i dadi doppi.

Lo sclero dei viaggiatori

Nel mentre che io ero concentrata ed in ansia (e lo sono ancora, eccome) su questi argomenti delicati, come al solito seguivo il mio feed di viaggi sui social. E se già ne avevo avuto qualche vago sentore da prima, in questo periodo ne ho avuto la conferma:

va bene la passione di viaggiare, ma la gente è pazza

Forse se avessi avuto una partenza a febbraio, quando nessuno immaginava che l’epidemia sarebbe mai arrivata fin qua, e non era chiaro nulla della situazione, sarei partita anche io, pur in mezzo all’incertezza.

Ma di coloro che non hanno potuto rinunciare a partire nonostante fossimo già nella prima settimana di marzo – quindi in allarme da due settimane!! – anche se non c’erano ancora restrizioni o “zone rosse” al suono di “non bisogna rinunciare a vivere”, ne vogliamo parlare?

Cosa gli passava per la testa a quelle persone che sono partite sfidando chissà cosa nel nome di “viva la normalità” e “vado nell’unico paese che non ci ha ancora chiuso le porte in faccia”? Come se i paesi non avessero il diritto e il dovere di “chiudere le porte in faccia” per proteggere la loro popolazione, cristo santo. Mauritius e Seychelles sono stati tra i primi a farlo, e hanno fatto bene, mi stanno ancora più simpatici di prima, e appena finirà questo delirio se e quando si tornerà a viaggiare, andrò a visitare proprio questi Paesi, che hanno avuto a cuore prima di tutto la salute della loro gente.

Quanti sono partiti incuranti per le loro vacanze, senza minimamente pensare che con il loro spostamento avrebbero potuto essere oltre che loro stessi a rischio di infezione passando in luoghi pubblici come gli aeroporti, anche vettori del virus? tanti forse ancora non hanno capito che la maggior parte di casi di coronavirus sono asintomatici? ma io sto bene e vado dove mi pare, ma certo.

NIENTE, C’É GENTE CHE NON GLIENE FREGA NULLA.

Rinunciare a viaggiare

So bene che viaggiare è una cosa bellissima e che ti fa sentire libero, spesso una grossa boccata d’ossigeno in una vita quotidiana a volte pesante. Quindi rinuciare ad un viaggio a volte può sembrare un dramma.

Ma la corsa di molti a cercare l’ultimo paese in cui si poteva entrare senza restrizoni o qualche scappatoia, come se fossero con l’acqua alla gola per una questione di vita o di morte, mi ha lasciato senza parole. L’ennesima conferma del fatto che tanti viaggiatori – se così possiamo chiamarli – sono letteralmente in preda ad una specie di delirio di onnipotenza da viaggiatore, in nome del quale si lanciano sfide assurde anche alla propria stessa incolumità, e si mette il viaggiare al di sopra di tutto.

La maggior parte delle persone pensa di essere intoccabile: le sfighe, le malattie, le morti capitano sempre agli altri.

Quindi dall’amare il viaggiare al non capire quali sono le priorità nella vita ce ne passa.

Passando alla situazione della sottoscritta, anche noi avevamo un viaggio in programma, saremmo dovuti partire per l’Argentina ad aprile. Sono molti anni che pensiamo a questa destinazione, lo scorso settembre abbiamo trovato una bella tariffa aerea ed abbiamo comprato il volo, tutto normale come al solito. Ho pensato ad un itinerario, poi ho comprato i voli interni, ho iniziato a guardare gli alloggi. Non vedevo l’ora di sentire il fragore delle cascate di Iguazù, di salire sulle Ande e di abbracciare la statua di Mafalda a Buenos Aires.

Quindi quando mi sono resa conto che oltre al fatto di dover passare chissà quanti mesi in casa, con la paura di veder ammalare o peggio morire qualcuno, alla fine sarebbe stato impensabile anche il partire il 13 aprile per l’Argentina, mi è partita una bella ulteriore dose di sconforto… altrochè. É umano!!

Ma credetemi, poi mi è passato in fretta, perchè ho preso consapevolezza che siamo di fronte ad un’emergenza planetaria senza precedenti, che interessa tutti, nessuno escluso, anche se molti ancora non l’hanno capito, preferiscono illudersi restando nel loro mondo immaginario.

Come andare avanti

La situazione che stiamo vivendo non si dissolverà certo come per magia il 3 aprile, data che ci hanno prefissato – per ora – come fine della quarantena. Di sicuro verrà prolungata, e di sicuro comporterà il fatto che tutti noi dovremo adottare uno stile di vita diverso nei prossimi mesi. Questo sempre se tutto va per il meglio. Quindi arrabbiarsi perchè ci hanno tolto l’unica fonte di gioia e leggerezza – i viaggi – non serve a niente, soprattutto in questa fase dell’epidemia in cui tutti dovremmo avere ormai compreso la gravità della situazione.

Quindi dopo tutto il panico, negli ultimi giorni mi sono calmata e ho pensato, ho elaborato questo pensiero:

Coloro che meglio sopravvivono sono quelli che più velocemente si adattano ad una nuova situazione, ad un cambiamento.

In natura funziona proprio così, e credo che sia l’unico modo per tutti, si chiama adattamento. Prima smettiamo di urlare che vogliamo “tornare alla normalità”, di sbroccare e di non accettare la situazione presente, che è sicuramente fuori dell’ordinario ma lo è per tutti, nessuno escluso, perchè nessuno di noi probabilmente ha mai vissuto l’esperienza della privazione della libertà, o di una sua parte.. beh prima ci adattiamo a questa situazione surreale, meglio è per noi e per tutti.

Lo so che sembra assurdo, ma è così, bisogna andare OLTRE.

In viaggio lo faremo un’altra volta e il lavoro tornerà in sesto. Ma la vita non torna, se la perdi. E noi che possiamo stare a casa siamo quelli fortunati, in questo momento, se stiamo bene. Io mi sveglio negli ultimi giorni cercando di pensare: anche oggi mi sento bene ed anche oggi la mia famiglia sta bene, e siamo tutti a posto.

Rendetevi conto di quale inferno c’è negli ospedali in questo momento, di come si sta male con questo virus, di cosa significherebbe perdere una persona cara oggi: non poterla nemmeno vedere, salutare e sapere che è morta da sola. Pensate a questo quando siete tristi perchè non potete viaggiare.

Io ho deciso che cercherò di essere più forte del virus, mi isolerò finchè sarà necessario cercando di mantenere l’equilibrio mentale il più possibile (cosa non facile, eh), farò la spesa coi guanti e mascherina anche per mio padre e mia madre, sperando di continuare a sentirli ogni giorno rispondere al telefono dicendo: stiamo bene!

Starò più tempo con mio marito che lavora da casa già da tre settimane, mi sono abbonata a Netflix. E speriamo anche che AirFrance mi rimborsi i soldi del volo per l’Argentina, ovviamente.

Non voglio pensare che possa succedere qualcos’altro, penserò che il peggio è questo: stare chiusi in casa, non poter partire per l’Argentina.

Non m’interessa consolarmi con l’idea di qualche viaggio, non m’interessa proprio nulla dei viaggi in questo momento, non riesco a fare piani o sogni per viaggi futuri. M’interessa uscirne viva e in salute, io e tutta la mia famiglia e le persone care.

E poi non ho ancora detto addio completamente all’Argentina… 🙁 Argentina, ciao.. è un arriverderci, sarà per la prossima volta.

E voi come state? come state vivendo questo momento? spero che nessuno di voi sia malato, un abbraccio a tutti.



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