Tutti gli anni, da un po’ di tempo a questa parte, a metà del mese di dicembre m’assale una particolare nostalgia.. sì perchè questo è il periodo dell’anno in cui, nel 2011, partivo per la Nuova Caledonia.

Nonostante che in questi ultimi tre anni il suo Ente del Turismo si sia dato un gran da fare, facendola diventare una destinazione un po’ più conosciuta, la Nuova Caledonia non è certo diventata un meta da turismo di massa (e per fortuna direi). Arrivare fin qua dall’Italia è pur sempre un viaggio lunghissimo e costoso, e quindi questo arcipelago è ancora uno dei meno “turisticizzati” del Pacifico.

Mi sono anche resa conto che, a parte il reportage di viaggio, e le informazioni generali per organizzare un viaggio fai da te in Nuova Caledonia, non ne ho scritto un granchè di approfondito, riguardo a questo meraviglioso viaggio. Quindi ho deciso di raccontarvi qualcosa di più su questo magnifico arcipelago!

Siete pronti?.. partiamo per quella è stata la quarta tappa del nostro viaggio in Nuova Caledonia… la chiamano l’isola più vicino al paradiso: Ouvea.

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Perchè venire ad Ouvea.

Ouvea è stata la quarta tappa del nostro viaggio, dopo Noumea, Isola dei Pini e Lifou. Fa parte delle Isole della Lealtà, assieme a Maré, Lifou e Tiga, che si trovano all’esterno della grande laguna patrimonio dell’Unesco che circonda la Grande Terre e l’Isola dei Pini. Tuttavia, anche la piccola laguna di Ouvea è stata inserita nell’area protetta dall’Unesco. La posizione di Ouvea è quella più a nord tra le Isole della Lealtà, ed è la più calda come clima, anche durante il loro inverno (che equivale alla nostra estate).

Per il fatto che eravamo in viaggio già da più di 2 settimane, arrivati ad Ouvea ci siamo principalmente riposati; l’isola è adattissima ad alcuni giorni di totale relax, perchè è molto piccola, e presenta una location fantastica con un’unica spiaggia di sabbia bianchissima lunga ben 25 chilometri.

La sua conformazione geografica, infatti, è quella di una striscia di terra lunga circa 30 km che affiora dall’oceano, larga appena una quarantina di metri nel suo punto più stretto, interrotta a sud dal pass oceanico che la divide dall’isoletta di Mouli (una trentina di metri di larghezza).

Da una parte dell’isola, alte falesie, e dall’altra una grande laguna chiusa al larga da una serie di atolli detti Les Pleiades. L’isoletta di Mouli a sud è la parte più bella dell’isola, collegata a quella principale dal famoso Ponte di Mouli, praticamente il punto più fotografato e scenografico dell’isola.

Come arrivare e dove dormire.

Le opzioni possibili sono il traghetto Betico oppure un volo dell’Air Caledonie, con partenza sempre da Noumea; io suggerisco quest’ultima opzione, perchè il viaggio in traghetto dura almeno 5-6 ore, va bene se avete più tempo a disposizione. Dall’aeroporto di Magenta, Noumea, si atterra dopo solo 40 minuti di volo panoramico in un aeroporto minuscolo, dove i bagagli vengono riconsegnati a mano uno ad uno; un po’ di trambusto all’esterno all’arrivo di ogni volo, turisti che vanno e che vengono, famiglie sedute all’ombra ad aspettare qualche amico o parente, questo è il ricordo che ho del mio arrivo sull’isola.

hotel-paradis-ouvea-nuovacaledoniaNoi abbiamo alloggiato per 3 notti all’Hotel Paradis, un 4 stelle, all’epoca unico hotel presente sull’isola; alla data di gennaio 2015 ha riaperto il Gîte Beaupré con una nuova classificazione di Hotel 2 stelle. É stato interamente rinnovato ed ora ha 14 bungalow con bagni privati e ristorante.

Sull’isola si può approfittare anche dell’accoglienza presso le tribù, presso alcuni gîte gestiti dalle persone del luogo come il Gîte Moague e il Gîte Le Banian, oppure nel campeggio sulla baia di Lekiny, che si trova in una location eccezionale. Si tratta di sistemazioni estremamente semplici, in cui si dorme nelle case tipiche con tetti di paglia, i bagni sono in comune e quasi sempre c’è anche una tavola calda dove potrete consumare i pasti. Noi non ce la siamo sentita di optare per uno di questi alloggi, ci sembravano troppo spartani, ma se pensate di riuscire ad adattarvi, oppure se siete dei campeggiatori, le possibilità di spendere poco esistono anche in luoghi esclusivi come questi.

Come ho raccontato anche in questo post, l’Hotel Paradis è molto bello ma per fortuna anche piuttosto informale e ben inserito nel paesaggio. Niente overwater o robe simili, soltanto una decina di beach bungalow sulla spiaggia, qualcun altro più verso l’interno, due ristoranti ed una piscina, un’atmosfera veramente piacevole.

Cosa fare ad Ouvea.

Ponte di Mouli, OuveaMe lo chiedono in tanti, quanti giorni ci vogliono per visitare l’isola, serve l’auto a noleggio etc.. Domande lecite, come per qualsiasi altra destinazione, ma io mi sento di dirvi una cosa: venite qua, e basta. Vedrete cosa l’isola è in grado di offrirvi. Deciderete poi, se spostarvi in bici, oppure fare un’escursione di mezza giornata in auto, oppure non fare assolutamente nulla. Chi vi alloggerà – hotel o tribù – vi può fornire tutte le informazioni che vi servono.

Vivete i momenti sulla spiaggia, godetevi il silenzio, osservate le creature marine che attraversano il pass oceanico, sotto al Ponte di Mouli (dall’hotel Paradis ci si arriva a piedi) unica vera “attrazione famosa” dell’isola, fate un’escursione guidata di snorkeling alle falesie.. ok ok.. sono già tante le cose da fare, considerato anche che di solito ci si ferma qui soltanto 2 o 3 giorni!

Ricordo ancora ogni singola serata, quando iniziava lo spettacolo del tramonto sulla laguna. Tutti gli ospiti dell’hotel si riversavano sulla spiaggia (parlo di una decina di persone eh..) per iniziare ad ammirare lo spettacolo. Davanti al nostro bungalow c’erano due palmette e due sdraio, e noi eravamo sempre lì, in religioso silenzio.

Così come ricordo anche le giornate terse con il sole alto all’orizzonte e il cielo che assumeva infinite sfumature dall’azzurro al viola, al rosa, con l’orizzonte che correva tutt’intorno, sembrava infinito.

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La spiaggia di Mouli è quanto di più meraviglioso uno si possa aspettare, stupendo fare il bagno in quella laguna di cristallo; la spiaggia si snoda lungo tutta la lunghezza dell’isola, così come c’è un’unica strada che va da nord a sud.

Chiesa saint joseph ouveaNoi l’abbiamo percorsa tutta, da nord a sud, abbiamo visto la chiesetta di Saint Joseph di fianco alla scuola (la religione praticata è quella cristiana), al limitare delle abitazioni della tribù a nord, ci siamo spinti in mezzo alle piantagioni di cocchi dove la strada diventava sterrata e abbiamo visto lo squalo a pochi metri dalla riva (e quindi.. niente bagno!) E poi l’altra chiesetta nel punto più a sud dell’isola, anch’essa incorniciata dagli alti pini colonnari e direttamente sulla spiaggia.

La storia recente di Ouvea, paradiso.. e inferno.

L’isola più vicina al paradiso, ha vissuto anche attimi d’inferno; nel maggio 1988, a seguito della crisi politica tra i gruppi indipendentisti ed il governo francese (la Nuova Caledonia tutt’oggi è ancora una cosiddetta collettività d’oltremare sui generis della Francia), si verificarono i fatti denominati come la “crisi degli ostaggi”. Alcuni gendarmi della polizia vennero presi in ostaggio da un gruppo di uomini kanak, e tenuti segregati in caverne proprio sull’isola di Ouvea; a seguito dell’uccisione di 4 di essi, la gendarmerie intervenne e si scatenò un massacro. 19 kanak rimasero uccisi, e l’isola ha dedicato loro un memoriale che si può incontrare lungo la strada a circa metà dell’isola.

memoriale ai 19 Kanak, Ouvea, Nuova CaledoniaDa allora, dopo più di vent’anni, la situazione è decisamente migliorata grazie agli accordi che vennero stipulati in seguito a questi fatti, ma i problemi in questa terra rimangono: molti kanak rivendicano la loro autonomia e la separazione rispetto alla popolazione bianca è netta.

Sul monumento c’è una targa con il nome per ogni persona uccisa e la bandiera kanaky, rossa verde e blu, sventola alla brezza che sale dal mare.

Le tradizioni e la vita Kanak.

I Kanak sono popolazioni di origine melanesiana, si dice che probabilmente i primi abitanti siano giunti in Nuova Caledonia dalle vicine isole di Wallis e Futuna. Il capitano Cook sbarcò sulle sponde della Nuova Caledonia nel 1774, e la storia delle isole prosegue con la colonizzazione da parte di inglesi e francesi, questi ultimi ne fecero addirittura una colonia penale per un certo periodo di tempo.

Ouvea è una delle isole in cui la popolazione vive più strettamente secondo le tradizioni kanak, per esempio rispetto alla più “moderna” Lifou. Le abitazioni – in cui la gente ancora vive – sono le tipiche case melanesiane vicino alla spiaggia, gli abitanti si spostano estremamente poco e non sono molto aperti nei confronti degli stranieri. Abbiamo sentito un racconto secondo il quale ci sarebbero addirittura abitanti della tribu a sud (quella di Mouli) che non si sono mai recati nei territori a nord, o viceversa, adesso non ricordo esattamente, ma la cosa mi ha lasciato un po’ di stucco. Nonostante questo, però, alcune tribù hanno aperto alcuni alloggi per i visitatori, le stesse case tradizionali in cui vivono anche loro, molto spartane ma in cui non mancano i bagni esterni in comune e una tavola calda.

fayaoue-ouvea-nuovacaledonia2L’isola di Ouvea è suddivisa in alcuni distretti, ed i capi villaggi decidono per quello che riguarda il proprio territorio. Per esempio, sappiamo che l’hotel Paradis si trova nel territorio della tribu di Mouli, e che – almeno così ci hanno detto – pare che rimarrà l’unico albergo sull’isola, perchè il capo tribù ha deciso che uno basta e avanza, di hotel sul suo territorio. Anche la splendida laguna di Lekiny, che si forma tra le falesie dell’isola di Faiawa e l’isoletta di Mouli vera e propria, è territorio di pesca della tribù, quindi è vietato farci qualsiasi tipo di attività, anche soltanto nuotare.

Se volete cercare di capire qualcosa di più delle loro tradizioni e della storia degli abitanti di queste isole, visitate il Centro Culturale Jean Marie Tjibaou che si trova a Noumea, ma naturalmente la cosa migliore sarebbe soggiornare oppure visitare una delle tribù, per esempio per assaggiare il bougna, il piatto tipico tradizionale.

Preparato con pesce o pollo, latte di cocco, e fatto cuocere sotto pietre ardenti, tra foglie di palma, potete farvi accompagnare in tribu per assaggiarlo, oppure farlo preparare per voi, ve lo porteranno anche in hotel.

La Nuova Caledonia è così: una terra molto divisa tra la “modernità” portata dagli europei – stile di vita che i kanak non accettano in nessun modo – e la fatica e la volontà di conservare le tradizioni; sulle isole e località più piccole e lontane queste vengono custodite e tramandate, i capi tribù hanno anche un effettivo potere politico sul territorio, e non sono solo figure di riferimento come autorità per il loro popolo.

Io spero che questa terra resti sempre così, una destinazione non per un turismo di massa, il che non significa necessariamente che sia solo per un’elite, perchè come ho già detto esistono numerose strutture piuttosto spartane ed economiche in cui alloggiare, per chi si sa adattare e ha voglia di entrare in più stretto contatto con la popolazione locale. Quello che manca difatti sono le strutture turistiche di fascia media, e finchè sarà così il turismo di massa spero vivamente che rimarrà scoraggiato. Un angolo del nostro pianeta che tenta in tutto i modi di non farsi contaminare dal nostro stile di vita occidentale e conservare le sue tradizioni, io credo che vada rispetatto e mantenuto così com’è.

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Il sito ufficiale del Turismo delle Isole della Lealtà, prezioso strumento per organizzare il proprio viaggio.

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